Edoardo's profileEccentrica GallumbitsPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    December 28

    Serrata

    Questo blog chiude fino all'anno venturo.
    Per allora
    Buon anno e auguri
    e ricordavi di chi ride a Capodanno
     
    December 27

    La salute del Congiuntivo

    Cosa succede al congiuntivo? E’ moribondo. Omicidio, suicidio o evento accidentale? Niente di tutto ciò. Credo si tratti della conseguenza logica di un fenomeno illogico. Sempre meno gente, quando parla, esprime un dubbio; quasi tutti hanno opinioni categoriche su ogni argomento (vino e viaggi, sesso e sentimenti, case e calcio). Pochi, per esempio, dicono: “Credo che il Milan sia favorito”. Molti invece affermano: “Credo che il Milan è favorito” (i milanisti, sognando lo scudetto; i tifosi di altre squadre, pensando a certi gol misteriosamente annullati). La crisi del congiuntivo, quindi, non deriva dalla pigrizia, ma dall’eccesso di certezze. L’affermazione “Speravo che portavi il gelato” non è solo brutta; è arrogante (“Come si permette, questa, di venire a cena senza portare il gelato?”). La frase “Speravo (che) portassi il gelato” è invece il risultato di una piccola illusione, che segue una delusione contenuta e filosofica. Accade che la gente dimentichi di portare il gelato. La crisi del congiuntivo coincide con il tramonto di verbi quali “penso”, “credo”, “ritengo”. Pochi oggi pensano, credono e ritengono: tutti sanno, e comunicano. L’assenza di dubbio è una caratteristica della nuova società italiana. A furia di sentirci dire (dalla pubblicità, dalla TV, dalla politica) che siamo belli, giusti e simpatici, abbiamo finito per crederci. Il risultato è che le conversazioni si sono trasformate nello scambio di comunicati emessi dall’ufficio-stampa che ognuno di noi si porta nella testa. Non solo. Chi esprime un po’ di cautela (con relativo congiuntivo) rischia di passare per insicuro. Non da oggi, in verità. Ricordo il mio esame per diventare giornalista professionista, a metà dei remoti anni Ottanta. Durante la prova orale, iniziavo ogni risposta con “Credo che sia…”, “Mi sembra si tratti…”. Il commissario s’è irritato: “Smetta di dire credo e mi sembra. Le cose le sa o non le sa”. Gli ho risposto che vivevo in un paese (l’Inghilterra) dove dicono “I believe…” prima di dirti che ore sono: l’orologio potrebbe essere fermo. Mi rendo conto d’aver sbagliato. Gli orologi degli “scongiuntivati” vanno sempre. E’ la testa, ogni tanto, che si ferma.

    di Beppe Severgnini

    December 25

    Buon natale

     

    Auguri di Buon Natale!

    Dog Christmas

    December 22

    L'illusione del dittatore

    Ho scelto di presentare questo articolo perché è un ottima rappresentazione dell'Italia di oggi. Sottolinea il problema economico, sopratutto, e quello socio-politico italiano. Non solleva obiezioni generali, non solleva proposte troppo personali, solo alcune semplici idee di buonsenso abbastanza ovvie a riguardo (legalità, efficienza, concorrenza, merito). Forse ricalca l'articolo del New York Times che è stato reso noto sabato scorso; l'articolo della delusione italiana, del deperimento e dello stallo; però per dirci quanto arrosto c'è nel fumo.

    Di fronte a problemi la cui soluzione richiede tempi lunghi, fermezza di indirizzo, provvedimenti impopolari - tutte cose difficilmente compatibili con una democrazia come la nostra - ogni tanto gli scienziati sociali fanno l’ipotesi del benevolent dictator, del dittatore illuminato. Un personaggio mitico che consentirebbe loro di mettere in atto e tener ferme le misure che quei problemi risolverebbero. Abbiamo buoni motivi per dubitare della benevolenza del dittatore e fors’anche della saggezza degli scienziati sociali. Ma ci sono pochi dubbi che esistano problemi difficilmente trattabili in democrazia e che proprio da questi, purtroppo, dipenda il declino del nostro Paese e la sfiducia che lo pervade.

    Giorgio Napolitano fa solo il suo dovere di Presidente quando si riferisce alla vitalità del popolo italiano, in risposta alla tristezza evocata dal New York Times. E Giuseppe De Rita fa solo il suo mestiere di ottimista quando, di fronte alla «poltiglia » sociale che non può non riconoscere, accentua il ruolo delle «minoranze attive». Minoranze, appunto, perché i dati d’insieme sono impietosi. Lo sono quelli economici, che da molti anni denunciano la più bassa crescita in Europa del reddito e soprattutto della produttività: il sorpasso spagnolo ne è stata una prevedibile conseguenza. E lo sono quelli sui principali funzionamenti istituzionali, con l’eccezione forse della sanità: si può dubitare delle «classifiche» sintetiche elaborate da diverse organizzazioni internazionali, non del fatto che tutte ci collochino molto al di sotto dei Paesi civili con i quali amiamo confrontarci.

    L’euro era inevitabile e la globalizzazione è una realtà. Ma questo ha cambiato radicalmente il contesto di politica economica al quale il nostro Paese si era assuefatto negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Tra i Paesi ricchi, e noi lo siamo ancora, oggi crescono vigorosamente solo quelli che tengono i conti in ordine; e soprattutto quelli che sono in grado di sfruttare al massimo le risorse intellettuali, tecnologiche, organizzative e culturali di cui sono potenzialmente dotati. Negli anni delle svalutazioni facili e della vitalità selvaggia della piccola impresa - è probabilmente a questa che si riferiva il nostro Presidente citando il Keynes degli animal spirits - non soltanto avevamo sfasciato i conti pubblici, ma non avevamo neppure fatto una buona manutenzione delle risorse cui prima mi riferivo.

    Con grande fatica, e tirandoci appresso un enorme debito pubblico, a metà degli anni Novanta siamo riusciti a rimettere i conti in un ordine precario. In confronto agli altri Paesi, tuttavia, le nostre infrastrutture si sono deteriorate, la nostra scuola si è degradata, l’università e la ricerca non tengono il passo, la giustizia civile ha tempi incompatibili con un’economia avanzata, la pubblica amministrazione nel suo insieme è inefficiente. E in un’area troppo vasta del Paese ancora non si sono create condizioni economiche, sociali, istituzionali, e soprattutto legali, idonee a garantire uno sviluppo capitalistico autonomo e vigoroso. Insomma, sempre le solite due vecchie tare, pubblica amministrazione e Mezzogiorno.

    Le loro conseguenze sono però oggi più gravi che in passato: nelle più aspre condizioni competitive che la globalizzazione ha provocato abbiamo bisogno di tutte le risorse, al Nord e al Sud, e di un uso più efficiente delle stesse. Sulle misure da adottare, se vogliamo tornare a crescere, l’area di accordo è potenzialmente molto ampia: settore per settore occorrono certo misure diverse, ma tutte ispirate a imperativi di legalità, efficienza, concorrenza, merito. Si tratta di un’impresa impopolare e di lunga lena, volta a ripulire il paese da sacche di rendita grandi e piccole, da corporazioni che proteggono interessi particolari, da culture e mentalità che rafforzano lo status quo. Impopolare e di lunga lena: due caratteri che rendono l’impresa difficile in ogni democrazia, perché i voti arrivano se si assecondano gli interessi e le mentalità prevalenti.

    E ancor più difficile nella nostra: la democrazia «proporzionale» della prima repubblica ha posto le premesse del declino; la democrazia «maggioritaria» della seconda ha creato coalizioni di governo incoerenti e incapaci di porvi rimedio. Il dittatore illuminato è una figura mitica, una finzione. Ai tanti ingeneri istituzionali che si affannano al capezzale della seconda repubblica l’arduo compito di inventare un equivalente democratico del benevolent dictator, che renda possibile la formazione di governi autorevoli, capaci di affrontare misure impopolari e di sostenerle nel lungo periodo. Capaci soprattutto di riconoscere che occorre un progetto di rinascita del Paese condiviso nei suoi tratti essenziali da gran parte delle élites politiche e che gli slogan populistici e delegittimanti con i quali si raccattano voti («comunista», «berlusconiano») non fanno che ostacolarlo.

    di Michele Salvati                    Corriere della sera 22/12/2007

    December 20

    La nascita del villano

    Passate sette volte sette generazioni dal gramo giorno della cacciata dal paradiso, l'uomo, stufo, disperato per tanta fatica che gli toccava per campare, è andato alla presenza di Dio in persona e ha cominciato a piangere e a implorarlo che gli mandasse qualcuno a dargli una mano a fare i lavori della terra che lui da solo non ce la faceva più.
    "Ma non hai forse gli asini e i buoi per quello?" gli ha risposto Dio.
    "Hai ragione, Signore Padre Nostro, ma dietro l'aratro ci dobbiamo stare noialtri uomini a spingere come i dannati, e gli asini non sono capaci di potare vigne e non riescono a imparare a mungere le vacche per quanto gli insegni. Così che innanzitempo veniamo vecchi noialtri per fatica e le nostre donne sfioriscono, che a vent'anni sono già appassite". "Ah, ma tu vorresti un villano!". "E chi è?". "E' proprio uno di quelli che vorresti tu...".
    Dio, che è tanto buono, a sentire queste cose si è fatto prendere, infatti, dalla compassione e ha detto in un sospiro:
    "Bene, vedrò di crearvi sui due piedi questa creatura che possa venire giù a scaricarvi da questa pena".
    Poi è andato di corsa da Adamo: "Senti, Adamo, fammi un piacere, alza la camicia che ho da tirarti fuori una costola che ho bisogno per un esperimento".
    Ma Adamo a sentire questa novità è scoppiato a piangere:
    "Signore, pietà che me ne hai già tolta una di costola per far nascere la mia sposa, l'Eva traditora... Se adesso mi privi di un'altra costola ancora non ne avrò abbastanza per ingabbiarmi lo stomaco, e mi usciranno fuori tutte le frattaglie come un cappone scannato".
    "Hai ragione anche tu, - disse il Signore grattandosi la testa, - cosa devo fare?".
    In quel mentre passava di lì un asino e al Signore gli è fulminata un'idea; che, per quello, lui è un vulcano! Ha fatto un segno verso l'asino e quello di colpo si è gonfiato. Passati i nove mesi, la pancia della bestia si era ingrossata da scoppiare... si sente un gran fracasso, l'asino tira una scoreggia tremenda e con quella salta fuori il villano puzzolente.
    "Oh, che bella natività!"
    "Zitto tu!".
    In quel viene avanti un temporale diluvio e giù acqua a rovescio sul figlio dell'asino e poi grandine e tormenta e fulmini e tutti, sul corpaccione del villano, perché si faccia subito coscienza della vita che gli si presenta.
    Una volta che è ben pulito, arriva giù l'angelo del Signore, chiama l'uomo e gli dice:
     
    "Per ordine del Signore, tu da questo momento sarai
    padrone e maggiore e, lui, villano minore.
    Ora è stabilito e scritto
    che questo villano debba aver per vitto
    pane di crusca con cipolla cruda
    fagioli, fava lessa e sputo.
    Che debba dormire sopra un pagliericcio
    ché del suo stato si faccia ben ragione.
    Dal momento che lui è nato nudo
    dategli un pezzo di canovacio crudo
    di quelli che si adoperano per insaccare saracche
    perché si faccia un bel paio di braghe.
    Braghe spaccate nel mezzo e slacciate
    che non debba perdere troppo tempo nel pisciare.
    Ad insegna del suo stato gentile
    mettigli in stalla vanga e badile.
    Fallo andare intorno sempre a piedi nudi
    che tanto nessuno dirà niente.
    Di gennaio dagli un forcone in spalla
    e caccialo a ripulire la stalla.
    Di febbraio fai che sudi nei campi a franger le zolle
    ma non darti pena se avrà le fiacche al collo,
    se verrà pieno di piaghe e calli,
    ne avrai vantaggio il tuo cavallo
    liberato dalle mosche e dai tafani
    che tutti verrano a star a casa dal villano.
    Ponigli una gabella(tassa) su ogni cosa che faccia
    mettigli una gabella persino a quel che caca.
    Di carnevale lascialo pur ballare
    e pur cantare che s'abbia da rallegrare,
    ma poco, che non si debba dimenticare
    che è a 'sto mondo per faticare.
    Anche di Marzo fallo andare scalzo.
    Fagli potar la vigna,
    che si prenda la tigna.
    Nel mese di aprile
    che stia all'ovile
    con le pecore a dormire,
    a dormire svegliato
    ché il lupo è affamato!
    Se l'affamato lupo vuol prendersi qualche armento
    si prenda pure il villano che io non mi lamento.
    Mandalo a tagliar l'erba
    di maggio con le viole
    ma guarda che non si perda
    rincorrendo le belle figliole.
    Le belle figliole sane,
    non importa se villane,
    falle ballar distese
    con te per tutto il mese.
    Quando poi ti verrà noia
    dàlla al villano in sposa,
    in sposa già piena
    che non debba far fatica.
    Di giugno a prender ciliege fai che il villano vada,
    sugli alberi di prugne, de pesche e di albicocche,
    ma prima, perché non debba mangiarsi le più belle,
    fagli mangiar la crusca che gli stoppi le budelle.
    Di luglio e di agosto,
    col caldo che ti manda arrosto,
    per fargli passar la sete
    dàgli da bere l'aceto
    e, se bestemmia arrabbiato,
    non ti preoccupare dei suoi peccati:
    che il villano sia buono o malnato
    sempre all'inferno è destinato.
    Nel mese di settembre,
    per farlo distendere,
    mandao a vendemmiare
    ma prima fagli ben pigiare
    affinché non si possa ubriacare.
    D'ottobre bello, fagli ammazzare il maiale
    e a lui per premio lasciagli le budelle
    ma non lasciargliele proprio tutte, che vengono buone
    per insaccar salsicce.
    Al villano lasciagli i sanguinacci
    che son velenosi e intossicanti.
    I buoni prosciutti sodi
    lascia a quei villani,
    lasciaglieli da salare,
    e poi falli portare
    alla casa di te, che sarà un gran bel mangiare.
    Di novembre e ancor dicembre
    affinché il freddo non lo debba offendere,
    per farlo riscaldare
    mandalo a camminare, mandalo a tagliar legna
    e fa' che spesso venga,
    che venga caricato
    che così non verrà raffreddato
    e quando si avvicina al fuoco
    caccialo in un altro luogo,
    caccialo fuori dall'uscio
    ché il fuoco lo rimbambisce.
    Se fuori piove a dirotto
    digli che vada a messa,
    in chiesa è riparato
    e potrà anche pregare,
    pregare per passatempo,
    ché tanto non gli viene niente
    ché tanto non ne avrà salvamento
    che l'anima non ce l'ha
    e Dio non lo può ascoltare.
    E come potrebbe avere l'anima questo villano becco
    se è venuto fuori da un asino con una scorregia?".
     
    scritto da Matazone, giullare
    ripreso da Dario Fo
    December 16

    Attratto

    Articolo opinionista. Vergogna dell'autore.
     
    Sono attratto dalle sfaccettature della realtà. Io ne ho alcune. Non le distinguo molto bene, anche perché sono parcellizate dagli altri, perciò non le posso contare.
    Sono attratto da molte cose. Dico "sono " perché sono passivo. E' un ordine sentimentale.
    Sono attratto dalla profondità perché erroneamente la scambio per una consolazione
    Sono attratto da questo tipo di componimento ripetitivo. Faccio meno fatica a scrivere.
    Sono attratto dalla terra, che mi tiene spiaccicato al suolo, non so bene con quale diritto o legge.
    Sono attratto, condizionato. Sono geneticamente portato al consenso. Dico geneticamente come avverbio occasionale, non voglio dare degli ingenui ai miei.
    Sono attratto dai modelli vincenti, quelli che ricevono la carota senza la bastonata, perché appaiono più volte di quelli che si fanno la gavetta ed il culo, e che talvolta pure ce lo rimettono.
    Sono attratto da quelli che sono consuetudini comuni visto che un po' sono anche mie e quindi mi appartengono.
    Sono un po' stufo di scrivere troppe baggianate. In realtà apprezzo l'attrazione. Non è mia intenzione screditarla. Volevo solo gettare un po' di merda.
    Poiché attrazione non è solo bene.
    December 13

    Parla con me - Ascanio Celestini

    Non sono riuscito a caricarlo come filmato.
    Se siete curiosi fate clic qui.
     
    December 09

    On the road: Il regalo

    Cronista: E lei a chi farà i regali?
    ...: Alla mia ragazza, al papà e alla mamma.
    Cronista: E basta?
    ...: No, tra amici a Natale non ce li facciamo. Risparmiamo.
    December 05

    Le commedie finiscono meglio di come cominciano

    La vita è una commedia per coloro che pensano e una tragedia per coloro che sentono. Horace Walpole

    Guidami me

    Spesso viviamo i nostri stati d'animo come eventi ineluttabili e immodificabili. Pazienza, passeranno.
    Per il momento assecondiamo noi stessi. Siamo vittime delle escursioni emotive di noi stessi.
    Non è una denuncia. E' che abbiamo perso un punto di vista esterno e superiore al nostro.
    December 01

    Inizio (e fine?) di un argomento di cronaca

     
    Alcuni invitati, lo sposo e la sposa si sentirono male accusando forti dolori addominali. Ricoverati d'urgenza, hanno mangiato al ristorante taldeitali di Caio. (Si sentirono male perché mangiarono i pasticcini dei parenti siciliani. Durante il viaggio il cibo si è guastato.)

    Prete accusato di pedofilia. (....?)

    Amministratore ASL accusato di abuso d'ufficio. (....?)