Edoardo's profileEccentrica GallumbitsPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    May 29

    Il lupo e l'agnello

    La favola che segue è una lezione che il forte ha sempre la miglior ragione.
    Un dì nell'acqua chiara d'un ruscello bevea cheto un Agnello, quand'ecco sbuca un lupo maledetto, che non mangiava forse da tre dì, che pien di rabbia grida: - E chi ti ha detto d'intorbidar la fonte mia così?
    Aspetta, temerario! - Maestà, - a lui risponde il povero innocente, - s'ella guarda, di subito vedrà ch'io mi bagno più sotto la sorgente d'un tratto, e che non posso l'acque chiare della regal sua fonte intorbidare.
    - Io dico che l'intorbidi, - arrabbiato risponde il Lupo digrignando i denti, - e già l'anno passato hai sparlato di me. - Non si può dire, perché non ero nato, ancora io succhio la mammella, o Sire.  - Ebbene sarà stato un tuo fratello.
    - E come, Maestà?  Non ho fratelli, il giuro in verità.
    - Queste son ciarle. È sempre uno di voi che mi fa sfregio, è un pezzo che lo so. Di voi, dei vostri cani e dei pastori vendetta piglierò -.
    Così dicendo, in mezzo alla foresta portato il meschinello, senza processo fecegli la festa.

    Jean De La Fontaine

    Presi dalla sete, un lupo ed un agnello
    s'erano spinti allo stesso ruscello; più su s'era fermato il lupo, l'agnello molto più giù.
    Subito il delinquente, preso dalla gola malvagia, sollevò un pretesto di contesa. "Perché", disse, "intorbidi l'acqua che sto bevendo?"
    E il timido lanuto: "O lupo, ti prego, perché tu mi rimproveri? Da te alle mie sorsate il liquido giunge."
    E quello, sconfitto dall'evidenza del fatto, disse:  "Sei mesi fa mi hai calunniato".
    E l'agnello: "Non ero ancora al mondo, in verità". Il delinquente,  bestemmiando: "Allora fu tuo padre a calunniarmi."
    E così, afferratolo, lo sbrana, con crudele morte.
    Fedro

    Un lupo che aveva visto un agnello intento a bere presso un fiume volle divorarlo, accampando una motivazione che fosse plausibile. Perciò, nonostante si trovasse più a monte, prese ad accusare l'agnello dicendo che gli intorbidiva l'acqua, impedendogli di bere. Ma il lanuto rispose che stava bevendo a fior di labbra e che peraltro, trovandosi più a valle, non poteva sporcare l'acqua a lui.
    Il lupo, allora, visto fallire il pretesto addotto, disse: "Però l'anno scorso tu offendesti mio padre!". E come l'agnello gli ebbe risposto che a quell'epoca non era ancora nato, gli fece il lupo: "Guarda che, pure se hai facili gli argomenti per scagionarti, non per questo rinuncerò a mangiarti!".

    Esopo

    immagine lupo e agnello

    Chiaro/scuro

    Sembrava che Berlusconi fosse riuscito nel crearsi l'opposizione perfetta. Accomodante e beneplacita.
    Invece, l'ambizioso progetto si è congestionato su un disegno di legge riguardo la caccia, trascurabile se confrontata ad altre necessità. Dovevano averla cobinata davvero in malo modo per ottenere una replica così decisa. In più il fallimento è incorniciato dalla maggioranza non tale. Tanti assenti, di cui solo la metà era in missione. Le uscite degli assenti sono davvero incredibili: uno dei deputati afferma di essersi recato in bagno durante i 3 minuti in cui si è effettuata la votazione; un'altro dice che era presente, ma il suo bottone non funzionava. Ad una scena comune, tipica in uffici pubblici e scuole, mancava la diretta in parlamento. Una gran lezione di disciplina.
    Il quanto apparirebbe come una farsa, tuttavia qualcuno grida al disastro: dialogo infranto, opposizione opposta. Il premier ha affermato che avrebbe proseguito, anche senza l'assenso bipartisan. E cominciano le recriminazioni. Insomma, si è tornati alla normalità. Due fazioni che si accusano l'un l'altra di spregi e mancanze: gli uni rimproveranno il giustizialismo agli altri, gli altri rinfacceranno il garantismo agli uni. E daccapo, così via.
    Si riafferma così, dopo una breve vacatio, il carattere scisso della nostra politica: la netta separazione delle qualità contrattitorie. O tutto buono, o tutto guasto: il dualismo inconciliabile.
    May 25

    10 anni dopo

    - Come si chiama uno "stupido secchione" dieci anni dopo?
    - "Capo".
     
    indovinello degli States

    Soldati - Ungaretti

    Si sta come
    d'autunno
    sugli alberi
    le foglie.
    May 24

    Caos

    L'ordine regna, ma non governa.
    May 22

    L'indovinello di Chico Marx

    Che cos'è che ti ci lavi i denti e ti ci siedi sopra?
    Una spazzolino e una sedia.
    May 20

    San Martino del Carso - Ungaretti

    Di queste case
    non è rimasto
    che qualche
    brandello di muro

    Di tanti
    che mi corrispondevano
    non è rimasto
    neppure tanto

    Ma nel cuore
    nessuna croce manca

    É il mio cuore
    il paese più straziato.

    Non è rimasto nessuno

    Quando vennero a prendere i comunisti, rimasi zitto: non ero comunista.
    Quando imprigionarono i socialdemocratici, rimasi zitto: non ero socialdemocratico.
    Quando vennero a prendere i sindacalisti, non protestai: non ero sindacalista.
    Quando vennero a prendere gli ebrei, non protestai: non ero ebreo.
    Quando vennero a prendermi, non c'era più nessuno che potesse protestare.
     
    - Anonimo

    Derespiro

    Io mi sento deresponsabile.
    Io mi sento deresponsabile; io mi affido a Dio
    Io mi sento deresponsabile del resto. Io do sempre i contanti giusti.
    Io mi sento deresponsabile delle differenze, perché esistono e non le ho create io.
    Io mi sento deresponsabile dei morti del lavoro: alla morte ci devono pensare i morti, io sono vivo.
    Io mi sento deresponsabile dai valori: io non sono mica la morale, io non sono la religione, io non sono la politica.
    Io mi sento deresponsabile dal dolore: io non sto soffrendo, nè mi sento di soffrire gli altri.
    Io mi sento deresponsabile perché sono pregiudizialmente convinto di essere libero dai pregiudizi.
    Io mi sento deresponsabile perché se vuoi, chiedi, e non ti darò perché sono deresponsabile.
    Io mi sento deresponsabile perché della fame del mondo, della guerra, delle bombe a grappolo non mi hanno chiesto niente.
    Io mi sento deresponsabile perché vuol dire libertà.
    Io mi sento deresponsabile perché con questa libertà posso fare tutto, come ignorare i modi garbati.
    Io mi sento deresponsabile perché in molti la pensano così.
    Io mi sento deresponsabile perché in molti pensiamo per uno.
    Io mi sento deresponsabile perché quell'uno che pensiamo sono proprio Io. E basta.
    Io mi sento deresponsabile perché mi sento la leggerezza di fregiarmi del diritto di sentirmi deresponsabile.
    Io mi sento deresponsabile perché non sono responsabile delle cose che non decido io e riguardano tutto.
    Io mi sento deresponsabile perché il tutto non è affar mio.
    Io mi sento deresponsabile perché l'utile e il dilettevole sono il mio dovere. E basta.
    Io mi sento deresponsabile dal perché mi sento deresponsabile.
    Io mi sento deresponsabile.
    Io non sento.

    May 18

    I graffiti: arte o vandalismo?

    Accanto a semplici scarabocchi brutalmente lasciati sui muri, talvolta austeri, di tanti edifici e lungo le strade cittadine e non, oggi è anche possibile ammirare notevoli esempi di fantasia, che spesso non hanno assolutamente nulla da invidiare ad altre forme di rappresentazione artistica magari più commerciali e, soprattutto, più pagate. In effetti anche gli affreschi che adornano le chiese e i palazzi in tanti paesi nel mondo non sono altro che immagini create su una parete; eppure mentre gli affreschi sono considerati, e spesso in effetti è difficile negarlo, dei veri capolavori, i murales fanno parte di quelle forme di espressione artistica non sempre tollerate. Alcuni sono frutto dell’azione di imbrattamuri velleitari, nessun talento, solo vandalismo, la principale ragione, il concetto dietro questo tipo di opere è il vecchio discorso di deturpare, distruggere ciò che rappresenta un certo modello di vita borghese. Alcuni graffittisti invece sono bravi, non hanno bisogno di distruggere, non sono rancorosi e frustrati come i vandali, hanno il piacere semplice della rappresentazione, come se la strada fosse una mostra, una mostra con visitatori più vari e “normali” rispetto a quelli che si trovano nei musei, ed è a questi visitatori che cercano di comunicare con la loro arte.

    Gaza (Banksy)

    May 17

    Sentenza del Consiglio di Stato

    In un precedente intervento ho detto che la sinistra è svolto un pessimo lavoro, ma laico. Mi correggo: ha svolto un buon lavoro laicista. Perfeziono: ha svolto un ottimo lavoro anticlericale (quindi non laico). Specialmente nel teatro scolastico, vero punto di convergenza di cultura italiana e straniera. Nel 2005/2006 vi fu una grossa disputa, attentamente ripresa dei media, riguardo la presenza dei crocefissi nelle aule. Riporto l'esito della causa, risoltosi in appello al Consiglio di Stato:
     
    "Lasciate i crocefissi nelle aule"
    ROMA - Il crocefisso deve restare nelle aule scolastiche non perché sia un "suppellettile" o un "oggetto di culto", ma perché "è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili" (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti) che hanno un'origine religiosa, ma "che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello stato".
    [...]
    Il consiglio di Stato ritiene che la laicità dello Stato non è affatto intaccata dall'esposizione del crocifisso, anzi: appendere quel simbolo nelle aule, suggerisce agli scolari i valori a cui si ispira l'ordinamento costituzionale. "Il crocifisso - sottolinea il Consiglio di Stato - svolgerà una funzione simbolica educativa a prescindere dalla religione professata dagli alunni".
    Secondo l'organo d'appello della giustizia amministrativa, "è evidente che in Italia il crocifisso esprime l'origine religiosa dei valori che connotano la civiltà italiana: tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione. Si tratta di valori che - prosegue la sentenza - hanno impregnato di sè tradizioni, modo di vivere, cultura del popolo italiano" e che "soggiacciono ed emergono dalle norme fondamentali della nostra Carta Costituzionale".
    "Il crocefisso esposto nelle aule scolastiche - riassume la sentenza - non può essere neppure equiparato ad un oggeto di culto; si deve pensare piuttosto come ad un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato".
    15 febbraio 2006

    La legge è uguale per tutti

    May 16

    Estratto di film - Schindler's list

    Oggi si fa la storia. Questo giorno verrà ricordato. Tra molti anni i giovani chiederanno, meravigliandosi, di questo giorno. Oggi si fa la storia e voi ne fate parte. Seicento anni fa, quando altrove fu addossata loro la colpa della Peste Nera, Casimiro cosiddetto il Grande disse agli ebrei che potevano venire a Cracovia. Essi vennero. Trascinarono i loro averi in città. Si sistemarono. Misero radici. Prosperarono. Negli affari, nella scienza, nell'istruzione, nelle arti. Arrivarono qui senza niente, niente e fiorirono. Per sei secoli c'è stata una Cracovia ebrea. Riflettete su questo. Da stasera quei secoli sono una diceria. Non ci sono mai stati. Oggi si fa la storia.

    I pogrom post-moderni

    La reazione voluta c'è stata, e meno male.
    Anzi, ci sono state. Da una parte il piano sistematico pubblico e dall'altra il piano di giustizia privata. Esaminiamo il primo: espellere gli irregolari è buona cosa. Come lo è rispettare la legge. Ma da questo intervento in extremis emerge la scarsa prontezza - buonismo, chiamato da alcuni - del nostro sistema nell'affrontare il fenomeno.
    In Spagna l'epulsione degli irregolari avviene con successo e immediatamente, già dall'aeroporto o porto: l'unica critica mossa è che gli irregolari vengono espatriati nei paesi vicini. E' bene, per un confronto Italia-Spagna, dare dei dati. Mi mancano e mi dispiace. Tuttavia posso affermare che entrambe le situazioni sono piuttosto simili. Entrambi i paesi, infatti, sono le porte dell'immigrazione in Europa.
    In Italia, l'integrazione non è privilegiata: gli emigranti non si spargono, si concentrano. I posti sono tanti e comuni: piazze, vicoli, ex-zone industriali, centro storico... In simili quantità, una minoranza può rivelarsi un problema per l'ordine. Cinque immigrati possono benissimo tener testa ad un ufficiale, semplicemente esibendo ciascuno un coltello. Può avvenire per gli immigrati come per le frange violente delle culture underground, Naziskin in cima. Una politica d'integrazione, questo, potrebbe evitarlo.
    Passiamo alla self-protecy.
    Vi linko un collegamento alla puntata di Annozero di ieri sera. Ricordo che una vecchina parlava d'indentità italiana da difendere. Da difendere? La stiamo facendo! Tu ti riconosci grazie al nemico; senza non sapresti nemmeno riconoscerti come italiano. Qualcuno con caretteristiche particolari eventualmente, ma niente di più.
    Il rumeno allo sbando non credo critichi la costituzione, la carta della nostra identità. Discorso diverso per gli arabi: loro possiedono un cultura cosidetta forte, cioè quella islamica, in molti punti in contrasto con la nostra (esempio: poligamia). Tuttavia, gli stranieri spesso non hanno abbastanza peso politico per avanzare pretese. Se riescono, si valuta, poi si biasima o si accorda. La sinistra, nei casi come questi, ha svolto un lavoro scadente ma laico.
    E per quanto riguarda il dominio del territorio? Bufala anche quella. Amministrano gli italiani, decidono gli italiani e applicano (forse) gli italiani. Gli stranieri delinquono e il delinquere è protesta, non dominio. Lo straniero che delinque può forse creare nuove leggi? No, solo trasgredirne.
    Infine, l'insofferenza ingiustificata non lo è. La giustizia sommaria ancor meno. Sono componenti socio-cognitive risolvibili con una maggior apertura al diverso, al nuovo. Poco hanno a che fare col dato concreto (vedi reportage).
    Sempre durante Annozero, il ministro Castelli citava un esempio americano. Non si sa quanto attendibile. Negli Stati Uniti il 50% della popolazione non parla inglese.
    Malgrado ciò; gli USA sono la società più flessibile al mondo! Basa il suo successo all'innovazione (record dei brevetti), all'utilizzo delle risorse umane, ha università prestigiose e internazionali; è per la meritocrazia (il Sogno Americano).
    Essa ha tratto vantaggio dall'immigrazione ed - malgrado i problemi d'ordine sociale - è una potenza economica, con tutti i mezzi utili per uscire dalla crisi.
    Da noi invece non funziona così: abbiamo problemi di rigetto.
    I trapianti non funzionano per il cuore malato del nostro vecchio paese. Di chi è la colpa?

    May 12

    Il pavone e la gru

    C'era una volta un pavone vanitosissimo. Si gloriava con tutti per le sue belle piume. Quando vedeva una pozzanghera, si fermava a guardare la sua immagine riflessa nell'acqua.
    "Guardate la mia coda" gracchiava. "Ammirate che colori meravigliosi hanno le mie piume. Come sono bello! Sono senz'altro l'uccello più bello del mondo. Tu invece, cara gru, sei pallida, senza colori. Perché non cerchi di ravvivarti un po'?"
    "Ma io" fece la gru "volo nel più alto dei cieli e canto vicino alle stelle; mentre tu, caro pavone, razzoli per terra come una gallo fra le galline..."
     
    Esopo
    May 11

    Penuria

    La fame improvvisamente fa notizia. Pare che le coltivazioni del pianeta siano insufficenti a sfamarci.
    Le concause sono molte e ingarbugliate: sviluppo demografico; speculazione finanziaria; bio-carburanti ricavati da coltivazioni altrimenti destinate al consumo alimentare (mais, colza); siccità e catastrofi naturali (che avvengono sopratutto nei paesi arretrati, cioè prevalentemente agricoli).
    Il problema era stato profetizzato già dall'ottocento, con una spiegazione razionale data dal rapporto popolazione-alimenti: negli anni preindustriali le impennate demografiche furono determinate dalla maggiore disponibilità di cibo; le grandi morie per carestie furono decretate dall'enorme aumento della popolazione che aveva terminato il cibo. Perciò vi era una crescita altalenante della popolazione, ma dopo la prima rivoluzione industriale non fu più così. Si assiste alla crescita delle derrate e della popolazione in continuo.
    Però, anche se non vi sono rimedi miracolosi, vi sono panacee sponsorizzate dai più. Nestlé propone di integrare altri alimenti ai principali riso e grano; si scommette sugli OGM; si consiglia la canna da zucchero per il ricavo di etanolo.
    Ma la penuria globale non si concentra nella mancata produzione. Sono le persone che non riescono ad accedere al cibo. Limiti di mercato.
    Si verificano certe volte raccolti abbondanti, come nella nostra Sicilia, ed i prezzi crollano. Per contro, si distruggono i raccolti e poco vale andare in Sicilia con un bicchierone a farvi una spremuta di arancie spiaccicate. E se il prezzo del grano è salito, lo è anche quello dei concimi.
    La profezia a torto si è realizzata.

    Pomodori al macero

    May 09

    Relativismo inclinato

    Un vecchio professore di matematica, parlando con un collega, gli confidò una formula matematica; tutta filosofica e tutta sua: "metto insieme quello che A dice di me, metto insieme quello che dice B, aggiungo i commenti di C e F, di H e J; i giudizi di S e Z. Tu ascoltandoli ad un certo punto esclamerai 'Ma questo è il vecchio professore di matematica' perché capisci che stanno - sicuramente male - parlando di me."
    Forse anche Aristotele disse queste cose, ma sicuramente le pensò: il relativo non è solo il punto di vista alternativo; esso è composto da tutti gli altri che - in qualche modo - sono incompleti nella loro accuratezza.
    Adesso potrei dire che il colore dell'erba è verde. Così dicendo ometto il dato che l'erba può essere rossa, se vista da un daltonico.
    In questo modo non diffido dal colore dell'erba; dovrei ragionare mormorando "Vedo l'erba verde, lui è daltonico è vede l'eba rossa: probabilmente quella è erba."
    Una concezione poco unilaterale; per concedermi a questo esercizio di filosofia dovrei pensare come i daltonici, ed io penso come i daltonici. Altrimenti potrei sempre chiedere correndo il rischio di imbattermi in un daltonico bugiardo; ma anche allora considererei quest'ultimo appunto.
    Il relativismo non è certamente popolare per la sua semplicità: lo è perché - in particolare in questo secolo dei diritti - può giustificare ogni punto di vista a spese della realtà oggettiva.
    Non potrei sognarmi di contraddire un daltonico; in fondo il suo è un punto di vista, anche quando chiede perché all'improvviso nel mio prato ci siano così tanti papaveri.
    Potrei anche fargli presente che lui i papaveri dovrebbe essere alti alti alti, ma è meglio stare zitti poiché si rischia per passare come intransigenti.
    Pure i relativisti sono un po' fiacchi. Per non stare a spiegare continuamente di cosa si tratti il relativismo ricorrono alla formuletta 'Non esiste nessuna verità certa' che, escludendo sè stessa, genera un bel paradosso.
    Tutto ciò rende più allettante vivere di assoluti. Per fortuna, gli assoluti sono invivibili.

    Intervista sul tema 'Mangano eroe'

     
    May 07

    Valutare il prepotente

    In un qualunque liceo; un ragazzo (A), mentre si sposta da una classe all'altra, viene urtato (da B) e cade rovinosamente a terra.
    Alcuni dei suoi compagni (Y) ridacchiano, chi accennando appena un sorriso sbuffato e chi più apertamente. Il ragazzo, subito rialzatosi, colpisce uno degli spettatori che ridevano e sfida a divertirsi ancora a spese sue.
    Valutate le tre tipologie di personaggi A, B e Y, giustificando o accusando tutti o alcuni; a piacere.
     
     
     
     
    Fatto?
     
    Ora sappiate che...
    Se avete giustificato A per l'aggressione a Y, siete potenzialmente delle persone aggressive.
    Questo poiché l'ostilità di B, e lo smacco come tale, è in buona parte presupposta da voi (non sono specificate le intenzionalità di B). Anche il giudizio di A al gesto considera questo troppo affrettatamente una minaccia, inoltre è stato subito volto in azione. L'interpretazione automatica di ostilità e la replica - anch'essa concepita meccanicamente - violenta è indice di impulsività aggressiva. 
    May 06

    La retorica della violenza

    Scorrendo su uno scaffale del supermercato puoi trovare diversi prodotti somiglianti, quando va male ne trovi due. Sì simili, ma con ricette diverse; simili, ma con principio attivo in quantità variabile. Qualche volta, specie se manca un lancio pubblicitario, la differenza tra acquisto e non-compro è la sostanza. Essenza furia, con tanto di etichetta politica o underground o nichilista.
    Il grave episodio di violenza verificatosi a Verona non è una piega, solo l'apice di una curva: altri episodi, non isolati, venerano il culto della violenza.
    La violenza - surrogato di aggressività - come unico mezzo di affermazione di sè ed unico parametro di misurazione del valore; ideologico, come gli illuministi ritenevano la scienza e i lumi dell'intelletto vero strumento conoscitivo.
    Molti chiedono, servendosi di una convenzionale formula conoscitiva, perché? Cultura sbagliata, valori deviati? O forse è colpa del mondo di oggi, dove il soggetto è indotto a definire sè stesso e le proprie virtù nei modi che la situazione impone?
    La complessità di analisi di un fenomeno sociale nasconde le risposte alle sue manifestazioni, come le cause di un sogno.
    Tuttavia traspare la violenza come atto; il principio attivo del prodotto di autoaffermazione di sè.
    Un principio cancerogeno che riduce l'individuo a perpetuarsi come cancro della società: sopravvive la cellula, muore l'organismo.

    May 05

    1° maggio

    E' il lavoro che stabilisce una differenza di valore tra le cose. Se si paragona, per esempio, un acro di terra dove viene coltivato il tabacco o la canna da zucchero, il frumento o l'orzo con un acro della medesima terra, restata senza alcuna coltivazione, si constata che il lavoro costituisce, con i miglioramente ch'esso apporta, la fonte principale del valore. Io penso di attenermi ad una stima assai modesta dicendo che i 9/10 dei prodotti della terra utili all'uomo sono ottenuti mediante il lavoro. Per di più, se noi vogliamo apprezzare correttamente il valore delle cose, come il pane, il vino ed il panno, e distinguere nel loro prezzo di costo ciò che è dovuto alla natura e ciò che è dovuto al lavoro, noi constateremo che nella maggioranzadei casi, bisogna mettere il 99% in conto del lavoro...
    John Locke

    Mercato Globale