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    September 22

    Lemma

    - Vorrei chiedere scusa alle persone a cui ho fatto dei torti.
    - Eh, davvero?! Sei sicuro di star bene?
    - No. E che mi sono accorto che le parole sono solo parole, posso dire qualcosa senza pensarlo veramente.
    - Quindi sei il solito egoista, ora anche voltagabbana!
    - Scusa
    September 18

    Metal release - Guida ufficale di Fur Tv

      

    September 14

    Brevi

    In auto
    F: E, ce l'hai dietro il tuo coso multiuso?
    E: No.
    F: Allora lo vedi che sei veramente inutile?
    E: Detto da uno scroccone, dovrei cominciare a preoccuparmi.

    In giro a Berlino
    F: E, ce l'hai l'accendino?
    E: Dopo, prima rammentami perché ti ho regalato uno Zippo per il tuo compleanno.

    A Monaco
    E: Mi ricordavo di un'altra birra...
    F: L'ho bevuta io a colazione.

    Al Lidl
    E: Un chilo di crauti non sarà troppo in due? G non mangia con noi?
    F: No, mangia fuori con gli altri.
    E: Vabbè, ma vedi quant'è il peso sgocciolato.
    F: 945 grammi.
    E: Vado a comprare la carta igenica.

    A Dachau
    E: Scusate il ritardo.
    G: Ah, ma perché ti hanno lasciato uscire dal campo?

    Alla Hofbrauhaus
    R: Hallo, will wer ein brezel? [mi scuso, se sono stato impreciso, ndr]
    G: Ne prendo cinque. N.B. la ragazza era carina

    A Monaco, in birreria
    S: A che boccale siete?
    C: Al secondo.
    S: Aaaah! Noi al quarto!!! N.B. I boccali erano da un litro

    In un momento qualsiasi
    C: Se E mi preoccupa, G, tu mi spaventi.
    F: E io?
    C: Tu fai schifo!

    In stanza
    F: Meno male che briscola era un gioco da vecchi!
    C: No, non è male come pensavo. Richiede un certo livello ragionamento.
    E: Hai da caricare?
    C: Sicuro.
    E: Ecco.
    G: Liscio.
    C: Carico.
    E: Ma quello è l'asse di briscola!!!

    A tavola
    G: A, mi presti il cavatappi del multiuso per aprire la birra?
    A: No, perché mi hai perso il pennino.
    G: Ma te lo ripago!
    A: No, è una questione di principio.
    entra V.
    V: A, prestami il multiuso che mi servono le forbici.
    A: No, perché è una questione di principio
    V: ...!
    G: (sottovoce) Niente sesso per A, stasera.

    Egemonia di dialoghi calibrati secondo enfasi probabile

    Nelle relazioni informali, in quelle non approfondite e gradite, in quelle forzate; esiste una convergenza in temi di comunicazioni. Nella quotidianità, e in un mondo in cui le differenze sono legate sempre più formalmente al gusto, è difficile trovare argomenti altrettanto fini e prelibati che riescano a rintrufolarsi più volte nel discorso e che – allo stesso tempo – conservino vette alte di ragionamento, riflessione, competenza, proprietà di linguaggio e serietà. E' difficile produrne di soddisfacenti senza intaccare il nostro naturale piacere di parlare (e essere ascoltati); perché? Molte delle cose che saremmo disposti a dire s'infrangono in mille echi, un po' siccome siamo in tanti e perché d'altra parte si teme – specie se sondati superficialmente come spesso sono – la disattenzione e l'incomprensione che i lunghi discorsi potrebbero provocare nei nostri conoscenti e amici. E' una questione di tempo.
    Tutto ciò finisce per privilegiare discorsi ridotti a concentrati di sorprendenti tattiche ad effetto. Onomatopeiche micidiali, mitizzate poi da quelli che nel gruppetto le gradiscono; pleonastici utili a rendere il discorso sui generis, come "tipo", "cioè" e parecchi "-mente"; gesticolazioni tali da indurre il sospetto di chissà quali disturbi psicotici; e, se non dovesse bastare, i tormentoni. Ma di più larga base devono essere gli argomenti. I ritrovati dello sport e le bizze comportamentali dei Vip sono terreno fertile di opinioni dolci per i palati e di amarezze viscerali. Nonostante tutto, questi gossip riadattati in dialoghi riescono meno imbarazzanti del silenzio.

    Sarà il costume che cambia. Ma questo convince perché è capace di raccontare la realtà e nello stesso tempo di divertire, anche se non sembra così scontato.

    September 12

    ‘68, il grande sbaglio

    12/9/2009
    In questi giorni, la scuola Pdl di Gubbio si è guadagnata una fama di Speakers' corner all'italiana. Gli ultimi a salire sullo sgabello sono stati i ministri Brunetta (sgabello più alcuni cuscini) e Gelmini. I commenti s'inseriscono nella questione dei finanziamenti al Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS); in funzione di replica alle filippiche del regista Michele Placito e al suo film – in concorso al Festival di Venezia – "'68, il grande sogno". Gelmini sentenzia: “Sono rimasta sorpresa nel sentire dagli attori della Mostra degli elogi sul ’68. Quella cultura dell’ugualitari­smo e del sei politico ha dan­neggiato una generazione”. Non sappiamo se sia vero, ma se così fosse avremmo individuato un potenziale anello mancante che spiega l’attuale cultura dell’esibizionismo e del sei all'Enalotto.

    September 11

    Nu Nu Festival

    E’ un fotogramma ad altissima densità, quello che introduce questa galleria degli orrori dell’Italia – e non solo – contemporanea. A introdurre questo inquietante campionario (che ormai protende le sue braccia e curve voluminose al di fuori dello schermo, mai stato così piccolo e basso) è il suo regista italo-svedese, innestato e trapiantatosi in un paese ben diverso dal nostro, che lo ha confezionato con l’amarezza e il gelido distacco dell’esule volontario. E’ un quadro desolante, con un’immagine troppo dolorosa al sua interno: una figura abnorme di numerose entità dai contorni nitidi dei personaggi tipo e dalla vacuità esistenziale dei prodotti in serie, brulicante in un gomitolo di corpi. Cercano ognuna di prevalere nella scena, rimanendo – continuamente respinti dagli argini troppo forti della cornice – condannati allo stato di guerra. La verità è che non possono affermarsi a patto di gesti sempre più estremi – peraltro subito imitati –, ma questo gran affanno ricalca la pantomima quotidiana e il pieno televisivo, che sia dalla rissa che dalla trovata geniale incassa sicuro.E’ tutto molto tragico: la propaggine di quell’ambiente saturo e malsano si estende: spettatori che diventano quello che vedono; acque reflue della cultura che diventano la Cultura; una sovraesposizione del superfluo desiderabile; un overload paralizzante, un rumore sommesso che soffoca tutto ciò che sotto di esso brama respiro, cercando inutilmente di farsi notare per indicare che qualcosa non va. Qualche voce paradigmatica blandisce, specie per quanto riguarda l’informazione, che Loro sono la parte buona dell'informazione perché sono le televisioni e quindi non cambiano le parole”. Ma, tirando lo somme, noi non vediamo la realtà, ma una realtà semplificata. Non vediamo, vediamo apparire.

    Benvenuti nella Videocrazia.

      

     

    Per la (t)V. aborrire questo documentario è valso a fargli la migliore pubblicità. Penso che andrò a vederlo.

    September 06

    Storia di due città - quando ogni rosa ha la sua birra alla spina

    Una città è un'entità confusa, immaginaria, realistica, inafferrabile e inesatta. Parlare di una città è come parlare dell'umanità; una frottola e una rivelazione. Non c'è modo di essere corretti nei suoi confronti, sentendola raccontare su guide turistiche o cogliendo le notizie tra un boccone e l'altro durante il tg della sera. Le città sono un fatto umano che puoi agganciare solo accettando di farvi parte. E' troppo sperare un rapporto privilegiato, perlopiù ci si accosta con maniera larvata del turista occasionale. Occasione che la città conosce benissimo.

    Berlin
    Città vasta - molto vasta - con attrazioni e richiami culturali spesso lontani gli uni dagli altri, come se si fossero separati da un'improbabile pangea, che ha conosciuto la sua più drammatica deriva con i bombardamenti degli anni '40. Il muro che sanciva la frattura si è inabissato recentemente, ma abbastanza tardi da rendere i suoi vecchi calcinacci inestimabili cimeli, costosi come se fossero di prezioso corallo. Ai lati del muro si stagliano per tutta la città i giganti del cielo: grattacieli a ovest e gru altrettanto alte a est. I cittadini di quella parte son ben contenti di questa situazione, potendo fra poco inalare aria ben diversa da quella pesante del suolo, rimasta ai domiciliari per quasi trent'anni. Quando possono, per sminuire l'attesa, si recano alla cupola del Reichstag essendo gratuita e trasparente.
    Berlino richiama giovani artisti da tutta Europa, di cui è ormai la capitale del design, e quando i muri conoscono lo spray di una bomboletta è sempre un capolavoro. Postdamer platz è il gioiello che ne sancisce tutto il gusto della creatività, e anche lo strapotere di alcune multinazionali.
    A livello culturale, la città dell'orso offre interi isolati di musei con tariffe, se non ragionevoli, comunque molto razionali. Appassionati da tutto il mondo si recano a Berlino per ammirare, quando mancano di opere di spicco, il lustro e la perfetta esposizione di quelle quattro cose che possiedono.

    Munich
    Percorribile anche a piedi, è molto più ricca e meno lugubre di Berlino. I segni dell'opulenza si contano in tutte le piazzole di sosta. Porsche-Porsche-Lamborghini-Jaguar-Porsche-BMW-Porsche-Maserati-RollsRoyce-Porsche-Ferrari. Altri sintomi benestanti sono ben evidenti alle otto di mattina, quando allo Starbucks cittadino sono riuniti tutti i tassisti sono a prendere il caffè (aka. acqua torbida): l'intera squadra conta dei Mercedes, tranne due Volkswagen e un Volvo.
    In birreria - dove è permesso avanzare canti tenuti a tempo dai boccali pestati sul tavolo - è possibile conoscere connazionali. Infatti, mancano totalmente di ritegno, e si notano. Ciò non scoraggia tuttavia lo spirito intraprendente dei tedeschi che, in merito alle esperienze coi latini, hanno sviluppato boccali veramente indistruttibili, intatti anche dopo cadute di varie altezze. E' da segnalare la birreria Hofbrauhaus, la più antica di monaco, nonchè una delle sette fabbriche di birra della città e seconda per grandezza tenda durante l'Oktoberfest.
    La città pullula di grossi parchi. Nell'Englischer Garten, i tedeschi mettono costantemente alla prova il loro senso civico contro dalla tendenza del buttarsi in acqua appena se ne presenta l'occasione. Non tutti ce la fanno. Alcuni invece praticano il surf in maniera bizzarra: controcorrente, grazie a uno stratagemma tecnico, e nello spazio di cinque metri. La fila è lunga, anche perché l'alternativa - messa in atto da alcuni - è quella di procurarsi le onde facendo saltare col plastico alcune pozze d'acqua.

    Bier
    Richiederebbe un tributo troppo lungo.