Edoardo's profileEccentrica GallumbitsPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
September 14 Egemonia di dialoghi calibrati secondo enfasi probabileNelle relazioni informali, in quelle non approfondite e gradite, in quelle forzate; esiste una convergenza in temi di comunicazioni. Nella quotidianità, e in un mondo in cui le differenze sono legate sempre più formalmente al gusto, è difficile trovare argomenti altrettanto fini e prelibati che riescano a rintrufolarsi più volte nel discorso e che – allo stesso tempo – conservino vette alte di ragionamento, riflessione, competenza, proprietà di linguaggio e serietà. E' difficile produrne di soddisfacenti senza intaccare il nostro naturale piacere di parlare (e essere ascoltati); perché? Molte delle cose che saremmo disposti a dire s'infrangono in mille echi, un po' siccome siamo in tanti e perché d'altra parte si teme – specie se sondati superficialmente come spesso sono – la disattenzione e l'incomprensione che i lunghi discorsi potrebbero provocare nei nostri conoscenti e amici. E' una questione di tempo. Sarà il costume che cambia. Ma questo convince perché è capace di raccontare la realtà e nello stesso tempo di divertire, anche se non sembra così scontato. April 06 De volgo eloquentia Essenziale esprimersi. Senza, non si comincerebbe in alcunché riguardi seconde e terze persone. Inoltre, nel secolo battezzatto e rinonimato ai titoli de " la società di massa" o "l'epoca delle associazioni", pare difficile tapparsi le orecchie e infischiarsi di tutto. Certo, la parola è indispensabile, è il succo di ogni relazione; ma senza parole serebbe impossibile conoscere tante cose di cui è arduo il riscontro, come posti lontani o balle colossali. E oggigiorno è venuta essenziale, la trasmissione della conoscenza. Tanto per gli allievi che per gl'insegnanti. La parola è potente, ma non è tutto: l'immagine è sinergica alla favella. Per dirla in breve, nessuno ha mai visto qualcuno presiedere un comizio incrociando le dita per tutta la sua durata. Perché tutto quello che l'occhio può, permette di contraddire il resto: la parola non è comparabile; ne ha la statura, ma è secondaria. Lo stesso accade schiudendo un quaderno: improbabile scriverci prima. Perciò, l'imago - nell'intento di un buon oratore - esprime tutto ciò che ci aggrada, che approviamo o almeno accettiamo. L'apparenza spalanca, la parola incide; cui arbitrio porrà giudizio. Ecco, dopo l'introduzione, tocca introdurre i veri curatori dell'interesse di comunicare: politici e giornalisti. Poiché i secondi sono poco avvezzi - salvo alcuni casi - a dover apparire oltre la sostanza dei discorsi; vorremmo soffermarci sui politicanti, cui la seguente distinta è sicuramente sotto gli occhi di tutti: Silvio Berlusconi - Berlusconi è l'amicone, sempre affabile, in grado di districarsi in ogni discorso con una pacca sulle spalle. Nel contesto politico, ha fatto suo vanto quello che per gli altri è motivo di debolezza: modi altezzosi e raffinati vengono da lui fortemente ridimensionati vestendoli con quelle che non sono manie di pochi, ma vizietti di tutti. In tante apparizioni, ha fregio di una carrellata di investiture, titoli, eufemismi: è Presidente, Cavaliere, Premier, Silvio, Berlusca, sua Emittenza, Caimano, Bellachioma, Nano e tanti altri. E' demiurgo di ogni retore sull'argomento politico, è sulla bocca di tutti, sua compresa. Il suo stile non trascura nulla - inteso nella sua perfezione -, e non si permette di tralasciare nulla di quello che potrebbe; ripromettendosi invece di omettere ben altro. La sua retorica è la parodia dell'ampollosità: i suoi paroloni sono spesso storpiati e inframezzati da periodi semplici e comuni. Fa largo uso di digressioni, cui spesso si riferisce a sé stesso, alle sue prodezze, al suo sex-appeal, a barzellette fuori luogo e a sanguinosi nozioni storiche frettolosamente riorganizzate. Ma lo sprone della sua retorica, oltre amor proprio, sono spesso i pregiudizi e luoghi comuni - a volte moribondi, ma più efficaci che mai -, ma che ben rispecchiano la predisposizione dei suoi messaggi a essere i più ampi possibile, perciò adattissima merce per il piccolo schermo e il suo pubblico. Se non principe del foro, è l'indiscusso regnante dei salotti italiani. Ma la sua diagnosi più corretta di sempre resta sempre quella del buon Montanelli: "Il venditore di fumo, che ha furia di fumo, si è procurato anche l'arrosto". Walter Veltroni - Insipido e incolore, si appesta più a incontrare la tenerezza degli italiani più che la loro attenzione. Pur basandosi sulla sua concezione volta a intendere il partito con gli occhi della società, ne è debosciato e fu succube della leggiadria del suo candidato rivale, più abile su quella stessa idea. Massimo d'Alema - E' ancora il grigio uomo di partito, freddo e calcolatore che - a differenza del suo compagno antagonista - intende la società con gli occhi dell'organizzazione. Sarà per questo che la sua personalità è così invisa alla maggior parte degli elettori, cui ha sempre dovuto offrire un boccone diverso da sé per aver scampo. Romano Prodi - Pacioso, dalla parlantina un po' goffa e zoppicante, priva di mordente anche quando morde, ma che arriva sempre dove vuole arrivare. Sul piano politico è al momento esausto in quanto i suoi modi - che decretarono la sua fortuna, almeno la prima volta - gli si sono rivoltati contro. Gianfranco Fini - Poco incline a improvvisare, è un altro gelido regista politico. Ogni sua parola è frutto di un accurato disegno già deciso, studiato in ogni minimo dettaglio. Se a presentare il conto non è la sua popolarità, senz'altro lo saranno le ripercussioni sulla relazione travagliata con la sua coerenza. Pierfendinando Casini - Un buon relatore, quasi come lo son tutti, ma senza l'aggravio di imperfezioni di lessico o titubanza. La sua debolezza sta nel suo programma; volto più a rimontare i cocci di un centro perduto, piuttosto che ad assumere quella connotazione d'opinione più che collaudata e decretante il successo alcuni partiti italiani. Il suo "strenuo" attaccamento identitario è letto - abbastanza correttamente - dagli elettori italiani come un'ulteriore ostinazione dell'ipocrisia democristiana. Antonio Di Pietro - L'ex-star del pool di Mani Pulite è il fiero coniatore del suo dipietrismo. Di questo si deve segnalare l'eccellente equazione che misura sapientemente linguaggio e personalità. La personalità calda e irruente convive con armonia con un linguaggio talvolta impiastricciato, ma carico di praticità, di voli inesistenti e di efficaci metafore, perlopiù legate alla narrativa favolistica di Esopo e Fedro. Termini ben noti sono "Che c'azzecca?"; "Boiata pazzesca"; "Abbi pazienza...". Il suo ecclettico stile e le performance derivano dal suo curriculum di agricoltore, poliziotto, magistrato e politico. Simili meno fortunati potrebbero balbettare confusamente nella Neuro di un ospedale. Maurizio Gasparri - L'ultimo è il politico più sgradito allo scrivente ed evitato come tale, e pertanto potrebbe non essere la persona più adatta a parlarne. Burattino preferito per le piazze televisive, come un Pulcinella attaccabrighe, Gasparri è un terrorista in ogni senso della parola: più dire di tutto in nome di tutto. Inoltre, la sua morale ancheggiante e le sue affermazioni sfuggono alla comprensibilità del sottoscritto (ma non a quella dell'audience). Incessante e urlatore, Gasparri è l'insetto perfetto che sul far della sera esce dai teleschermi per consumare le carcasse degli annunci del giorno. March 22 Terribilmente inoppugnabile Non è facile lasciar qualcuno senza parole: delle collusioni da un argomento all'altro saltano sempre al naso. Ai mali estremi, invece, si può ricorrere a periodi, frasi, mezze frasi, accenni, locuzioni, sillabe, biascichi di elevato valore strategico. Cose come: "Uhm..." - e la forma tronca " 'hm" -; "Certamente sei coinvolto a livello personale". Eppure, esiste un misura anche per loro, non quantificabile, ma che corrisponde alla compattezza - forse non logica, ma senz'altro coerente - dell'argomentazione. Eccone alcuni: a: Ho votato Berlusconi perché è il presidente del Milan! b: ... c: Ti hanno solo stuprato e hai ancora il coraggio di lamentarti quando potevano benissimo ucciderti? d: ... e: Ho deciso che da oggi ascolterò ogni opinione divergente dalla mia, poco prima di sbattermene. f: Ma così non cambia nulla! e: Prometto che, nel momento in cui ascolterò, lo farò molto attentamente. f: ... A temperare la retorica è fondamentale il temperamento più inteso possibile col discorso. Questi detti deliranti sono inattaccabili, ma non temiate che sia una sconfitta vera. Tuttalpiù un pareggio. February 27 Cinque campane C'era una volta una locanda chiamata "Stella d'argento". L'oste non riusciva a sbancare il lunario anche se faceva del suo meglio per atirare i clienti rendendo il servizio cordiale, il locale confortevole e i prezzi ragionevoli. Quindi, disperato si rivolse a un esperto di marketing; dopo aver ascoltato l'oste gli ordinò: "La soluzione è semplice: devi cambiare nome alla locanda". "Cosa?! "Stella d'argento" è il nome della locanda da generazioni; è così che la conoscono in paese". "No", ribadì il giovanotto "d'ora in avanti sarà nominata Cinque campane e farai appendere sei campane all'ingresso". "E a che servirebbero?" "Aspetta e vedrai", concluse dopo essere stato pagato. Tutti coloro che passarono davanti alla locanda e successivamente entravano a far notare l'errore, una volta dentro, erano colpiti dalla qualità e dall'atmosfera allegra. Si fermarono a ristorarsi e in seguito sparsero voce. Così l'oste ottenne gli agognati guadagni che anelava da tempo. January 10 L'Uomo medio "Spero di andare oltre e consentire ai 'Joe
normali' di raccontare la loro storia, quello che pensano e
come si sentono" - Joe Un ruolo sempre meno rilegato in secondo piano; l'Uomo medio riacquista nuova importanza. Questa "nuova" importanza, in realtà, è sempre stata sulla stessa scia del secolo appena lasciato: il concetto mitico di Uomo medio è accarezzato dall'infinita necessità di giustificare qualcosa con il consenso. E così, il tramonto del rissoso proletariato e dell'eterogeneo popolo ha insediato l'uomo comune come nuova voce grossa dei poteri grossi; quei poteri che non potrebbe esistere se non sotto forma di interprete e - forse - interlocutore di tutte richieste, di ascolto, di bisogno, di attenzione, di cui un'entità collettiva chiede senza sosta soddisfazione. E il ruolo dell'Uomo medio è tutto qui; o perlomeno, non lo sarebbe se questa sua proprietà di beneplacito non velasse le inevitabili sfacettature. Ma questa capacità di alludere a un conformismo fittizio è più spesso traguardo di qualche occorrenza di massa: così Joe l'idraulico diventa Joe il cronista (o Joe l'esquimese di Snoopy). Chi meglio di lui potrebbe esprimere il punto di vista dell'Uomo medio nell'orrore della guerra; sia esso il ripudio corale, la cinica indifferenza o la doverosa strage? Così l'Uomo medio - come generalizzazione artificiale, come nume fittizio - ripercorre la teatralità greca rabbuiandosi, contorcendosi, sbuffando, piegando il volto in espressioni ilari o atterrite; e con la solennità del fato estrae dal catalogo multiforma della realtà tutto quello che gli pare giusto. E per questo motivo che mi approprierò dell'Uomo comune come riparo, per un consueto rosario di opinioni e buone intenzioni - spesso deliranti -, con lo stesso valore esteso. Politica: "Li voterò sempre! Ma me la pagheranno, eccome se me la pagheranno..." Vita coniugale: "L'importante è l'ascolto e fondamentale è non ascoltare" Guerra: "Non esiste, è un invenzione dei guerriglieri" Musica: "Oasis e Finley!" Tv: "Zelig e Prova del cuoco!" January 06 La befana e il paccoE' possibile che di ritorno dalle feste - trascorse in vallete innevate o in spiagge di paralleli esotici - qualcuno si possa sentire "vuoto". Questo vuoto corrisponte, a volte, allo smarcamento, nel periodo del sacrosanto riposo, fra noi e il rumore quotidiano. Il rumore è rifusa di cialtronerie; tra esso è vi è un dito di "segnale", il significato giustificante tale baccano e la pesante diluizione in baggianate. Perciò il rumore non sa di niente, ma è così ciclopico che se ne resta assuefatti e non se ne può fare a meno. Pertanto, a chiudere il giro delle festività, è stata chiamata la befana; col compito di elargire a destra e a manca i suoi doni e una dose di retorica, per riabituarci all'ascolto. Tale befana non è stata trovata. A sostituirla, questo tribuno - un goliardico fascista (goliardito) - ci ri-avvezerà alla dose, con la melensaggine e il sentimentalismo che lo contraddistingue. Buon ascolto. December 22 Le fobie Le fobie sono uno spartiacque fra sentimento e razionalità, come lo sono il rancore o l'innamoramento. Se per il rancore la parte sentimentale è data dall'odio, la parte razionale sarebbe il rimestare delle continue strategie per danneggiare l'odiato. La fobia è più ibrida: mentre lo stato emotivo in gioco è la paura, le tattiche d'autodifesa spaziano tra fuga e accanita persecuzione. Più si è ragionevoli - antifrase: ossessivo e asfissiante - più si riduce l'incertezza, o meglio, la si sopprime giornalmente mettendola in prassi di routine. E' anche vero che questa ragionevolezza si svende per un punto di vista privilegiato, il proprio. Ognuna delle tattiche rimangono sotto forma di razionalità limitata, spesso e volentieri semplicemente funzionale; cioè l'intelligenza asservisce completamente i meccanismi che annientano l'ansia. Certo che manca una consapevolezza dell'insieme. Senza metterle in discussione col tutto, elenco alla mano, si potrebbe tentare un esorcismo logico, purtroppo inutile. Però sarebbe interessante, perlomeno per giustificare il proprio disturbo. Omofobia: ingiustificata, ai gay piacciono solo altri gay. Probabilmente, il problema degli omofobi è il collocamento della loro sessualità. Idrofobia: viviamo in un mondo fatto d'acqua, ma forse ha soltanto la rabbia. La soluzione è un vaccino. Ergofobia: se hai paura del lavoro, hai ragione o hai sbagliato paese. Emofobia: poiché siamo fatti di sangue, l'unica cosa che ti potrebbe salvare è il daltonismo. Agorafobia: nessun problema; al giorno d'oggi, quando finisci il latte, puoi mandare e-mail al vicino. Aracnofobia: i ragni hanno più paura e, tirando le somme, il torto non è per niente loro. Sociofobia: probabilmente si tratta della fobia più sensata, tranne per il fatto che soffrirne è così insensato. Acrofobia: la paura dei luoghi alti si supera dimenticandoti degli esiti dell'altezza; cioè la caduta sorda, l'aria rarefatta e la reciprocità di grandezza dal basso, per la quale da sotto ti sono piccoli e tu sei piccolo per loro. Fobofobia: ... Stai benissimo! December 05 Vincere e altre 10 possibilità Lucy: Ecco un libro sul baseball che si chiama "Vincere e altre 10 possibilità".
Charlie Brown: E quali sarebbero? Lucy: "Pareggiare, perdere, perdere, perdere, perdere, perdere, perdere, perdere, perdere." da Peanuts di Schultz December 02 Fuoco di ritornoPuò accadere che uno strumento, pur di indirizzarsi su un espediente, opta per i soliti noti, possibilmente sulle loro vergogne. Come una formica può essere un animale, ma non il contrario; gli abberlinati non curano i tiratori, per mancanza di reciprocità di scambio. Se non sui generis.
Ecco l'idea: i pezzi grossi che se la prendono con me, ovviamente mettendoci nel verbo le stesse proprietà che contraddistinguono loro stessi.
Renato Brunetta, economista: "Sei brutto! Sei stupido! I tuo cervello andrebbe licenziato per assenteismo sul posto di lavoro."
Gian Antonio Stella, giornalista: "Col merito o senza, per te non c'è futuro"
Italo Bocchino, politico: "T'invidierei solo il cognome; puoi tenerti il resto, se resto lo si potesse chiamare"
Silvio Berlusconi, politico e imprenditore
Walter Veltroni, politico: "Se noi siamo alla frutta, tu sei al ventesimo caffé corretto"
Vittorio Sgarbi, critico d'arte e politico: "[...] Per quanto possa dare l'apparenza di concepirsi inverosimile, non sono più in possesso di altri termini noti emblamatici per insultarti"
Emilio Fede, giornalista: "I comunisti ti hanno risparmiato da piccolo, ma perché pensavano fossi indigesto"
Maurizio Gasparri, politico: "Rendi infelice chiunque, anche Al-Qaeda"
Adriano Celentano, cantante: "Perché tu sì e non hanno lasciato l'erba?"
Beppe Grillo, comico: "Sei persino più incapace dei deputati"
Totò Riina, criminale e mafioso: "Esisti per colpa dei birri: se non m'avessero rinchiuso, appena fatta la tua conoscenza t'avrei accoppato" November 22 Gargarismi retorici "Non ho letto quel libro e non mi piace" giudizio: 9. Ha senso. Appropriato e pertinente.
"Avere bambini nel XXI secolo? Ma siamo impazziti?! Non è meglio un cesareo in sala parto?" giudizio: 7. Adatto nelle situazioni giuste. Talk show e interviste sono perfetti.
"Si dovrebbero prendere in giro le persone grasse, anche quando si è adulti" giudizio: 6,5 Coerente solo a personalità ribelli.
"Se ti odiassi; e tu mi odiassi... Oh, come ci odieremmo!" giudizio: 3. Non ci vuole un genio, ma è sempre meglio di un lungo discorso.
"L'uomo linguoso non sarà dirizzato nella terra" giudizio: 7,5. Un successo nei dibattiti etici.
"Non potete annegare, le zucche vuote galleggiano" giudizio: 8. Solo nel caso di reciproca comprensione.
"Il rancore è razionale: devi ragionare sui come rendere un inferno la vita altrui" giudizio: 7. Accettabile, ma è necessaria la presenza di un neurologo.
"Quando uno fa lo stronzo, dopo dovrebbe ricordarsi di tirare la catena" giudizio: 5. Fruisce il suo effetto solo interrompendo un'altra persona.
"Calmati!" giudizio: 4. Suona come una minaccia. Grossolano, da usare come risorsa di riserva.
"Non è vero!" giudizio: s.v. Preambolo delle creazioni successive. Sa di vecchio.
"Meglio una volta ... che cento da ..." giudizio: 2. Sciocca e autoreferenziale. Va bene con gli amici.
"Io/tu/lui/lei/noi/ecc." giudizio: 6,5. I pronomi personali si sprecano. Meglio mitici nomi collettivi.
"Tua sorella è così stupida da tenere un piede in due staffe, perché non sa di averne due" giudizio: 5. Quando si sono rotti i freni bisogna sempre accelerare.
"L'ignoranza passa anche sotto le porte" giudizio: s.v. Effetto variabile, ma sempre sufficiente.
"Scusatemi, ma credo di aver lasciato la pentola sul fuoco" giudizio: 9. Funziona sempre. October 27 La sagra delle congetture contuse e contundenti Alla grande, dal web alla distribuzione dei giornali, fioccano le idee più spropositate, non giustificabili da alcun tipo di inferenza logica. Come le teorie del complotto. Anche se sono molte e molto diverse, godono di un apprezzamento generale la semplicità (per le masse) e le qualità strumentali (per gli entourage di controllo). L'attualità permette un confronto, più che sull'aderenza, sulla varietà delle proposte. Per esempio sulle cause riguardanti la presente crisi finanziaria. Ecco a voi un campionario ancora caldo: gli Usa, la destra, la sinistra, la lobby ebraica (tecn. pluto-giudaica), i terroristi, Cina e India (Cindia). Gli speculatori, i maschi, le femmine, il denaro, lo shampoo (secondo Gaber). Le banche. Oppure gli UFO (Undetected Fuckin' Objects). Le più articolate sono in mano agli eversivi, non è un caso. Hamas sostine che la colpa è da ricercarsi "nel pessimo sistema bancario messo in piedi e controllato dalla lobby ebraica". Ahmadinejad invece l'attribuisce "ai costi delle guerre americane". Le femministe sostengono la causa dell'eccessivo maschilismo nel mondo della finanza. Siamo sempre aperti a nuove enucleazioni, più ad appassionanti sfide a chi la spara più grossa. October 22 Rifiutare un invitoPer rifiutare non servono scuse. Le scuse sono un trucco disperato, come ripararsi la faccia con una torta alla panna. Se invece si cercasse di diluire l'amaro del rifiuto con garbo e spirito, il disappunto svanirà più in fretta. Oppure vi farete un nemico per sempre. Ma le reazione altrui non sono plasmabili a piacimento; è probabile che qualcuno se la prenderebbe ugualmente. Tant'è allora ricorrere a brevi confessioni: invece che nascondersi dietro il classico dito, assumiamoci la guida delle nostre rinuncie.
Campionario:
Carissimi .......,
è con immensa gioia che ricevo il vostro invito, che devo purtoppo declinare. Mi piacerebbe moltissimo partecipare a un'altra notte da sballo (giochi birichini, burle da paura, sesso sfrenato: come dimenticare?), ma io non sono più un sedicenne. Non credo di poter sopportare un'altra volta conati sulle scarpe da ingenue ragazzine - ricordate? -; questa volta potrebbero scambiarmi per il loro papà e fare lo stesso. Perciò auguro di divertirvi e di incontrare un buttafuori indulgente. A presto,
............ ...........
Caro ........,
ho deciso: no, grazie. Partecipare alla manifestazione comune di "Orgoglio Ciccione" e "Glucidi uniti" sarebbe fatale per la mia già fragile salute; inoltre, potrei finire schiacciato. Per questo motivo, la mia ragazza preme che io vada. Ma io non sono mica scemo! Con affetto,
............. ..........
Cara .......,
la cenetta romantica che mi proponi è un'idea fantastica. Purtroppo, essa non corrisponde alle mie attuali necessità (troppo lavoro), nè a quelle delle mie tasche (pochi soldi). Sarà per un'altra volta, mi farò vivo io. Un abbraccio,
............. .......... |
|
|